CHI HA PAURA DEL CONGIUNTIVO?

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Iniziamo col dire che il congiuntivo è un modo e non un tempo ed è il modo verbale della possibilità, dell’incertezza, del dubbio. E si contrappone all’indicativo, che è invece il modo della certezza, dell’obiettività. Il congiuntivo indica pertanto  che l’evento presentato nella frase non è certo o reale, ma è anzi incerto, ipotizzabile,  desiderabile, possibile, verosimile, sperato oppure temuto.

Il modo congiuntivo ha quattro tempi verbali: il presente, l’imperfetto, il passato e il trapassato.

Il congiuntivo: quando si usa?

Il congiuntivo si usa soprattutto nelle proposizioni subordinate (è introdotto dalla congiunzione che), ma non è raro il caso in cui viene usato anche nelle proposizioni principali.

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Il congiuntivo retto da verbi

Con i verbi che esprimono opinione e considerazioni personali: – Credere, pensare, ritenere, supporre, immaginare, parere, sembrare, avere l’impressione, dire che. Es: Credo che Paolo sia in vacanza.

Con i verbi che esprimono volontà, desiderio e preferenza: – Volere, desiderare, preferire Es: Voglio che te ne vada subito! Desideravo che fosse più sincero.

Con i verbi che esprimono speranza, aspettativa, paura: -Sperare, aspettarsi che, avere paura che, temere che, augurarsi che . Es: Speravo che fosse così!

Con i verbi che esprimono incertezza, dubbio, irrealtà o finzione: -Non essere sicuri, non essere certi, dubitare che, non sapere se, ignorare se, fingere che, fare finta che. Es: Ignoro se Michael sia tedesco o svizzero. 

Con i verbi che esprimono gli stati d’animo: – Essere felice che, essere contento che, far piacere che, dispiacere che, rallegrarsi che, rattristarsi che. Es: Mi rallegra che tu abbia pensato a me . Ero contento che mi avesse pensato.

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Il congiuntivo nelle forme impersonali.

Con i verbi impersonali dove è chiaro il soggetto della dipendente: – Bisogna, occorre che, basta che, vale la pena che, può darsi che, si dice che, dicono che, pare che, sembra che. Es: Bisogna che Enrico faccia più esercizi. Bastava che tu lo dicessi.

Con le forme e le espressioni impersonali. Queste possono essere anche negative (non…):

– È necessario/ importante/ opportuno/ giusto/ meglio … che

– È stupido / scandaloso/ divertente / ridicolo / assurdo … che

– È incredibile/ logico/ possibile/ naturale che

– È strano/ illogico/ impossibile/ innaturale ecc… che

– È probabile/ improbabile/ facile/ difficile / preferibile  … che

– È ora che… / È bene che… / È male che…

– È un peccato che… / È un assurdo che… / È uno scandalo che…

Es: È probabile che Mirco dica la verità. Era impossibile che fosse così stupido.

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Il congiuntivo con alcune congiunzioni:

Vanno col congiuntivo le seguenti congiunzioni:

– Benché/sebbene/nonostante/malgrado/purché /affinché

– Senza che / tranne che / come se / prima che / per quanto

– A patto che/a condizione che/nel caso (in cui)/per quel che

Es: Benché sembri intelligente ha degli atteggiamenti stupidi.

Vanno col congiuntivo le frasi dipendenti comparative:

– Il più … che/il meno … che/più di quanto/meno di quanto

Es: Era la donna più brutta che potessi conoscere.

Il congiuntivo può esprimere desiderio e augurio da solo o con magari:

Es: Magari piovesse domani!

Il congiuntivo si usa anche nei periodi ipotetici del secondo e del terzo tipo.

 Es: se venissi da me stasera, potremmo guardare un film.

NON vanno col congiuntivo:

Le frasi che hanno lo stesso soggetto:

Es: Mi piacerebbe essere più intelligente. Non sono sicuro di essere migliore di te.

Le espressioni con secondo me / forse / probabilmente / poiché / dopo che / anche se / siccome / dato che

Es: Secondo me non era così furba come credeva.

Le espressioni che esprimono certezza:

Es: Sapevo che era in ufficio. È certo che lei è una persona incantevole.

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Riflessioni sull’uso del congiuntivo nella lingua italiana

Potremmo usare l’espressione ‘Il congiuntivo se ne va” per descrivere l’evidente crisi di questo modo verbale. In effetti, il modo indicativo tenta sempre più di rubargli il posto. Vi è ormai la tendenza a dire e a scrivere: “Mi pare che Maria è andata al cinema” anziché “Mi pare che Maria sia andata al cinema”.

Perché il congiuntivo è importante per la lingua italiana? Osserviamo queste due frasi: “Penso che lui è uscito” e “Penso che lui sia uscito”. La prima esprime certezza: chi parla sa che l’altro è uscito veramente. La seconda esprime invece un’ipotesi: non è detto che l’altro sia stato realmente uscito. La differenza tra le due frasi non è una sfumatura, ma è sostanziale. E questa differenza la fa proprio l’uso del congiuntivo!

Per far capire quanto sia grave la progressiva scomparsa del modo congiuntivo, facciamo un altro esempio. Prendiamo in considerazione la frase: “Penso che tu sei felice”. Chi parla o scrive è certo della felicità dell’altro, perché è chiaro che è così. Se invece consideriamo la frase: “Penso che tu sia felice”, chi parla o scrive sta esprimendo un’opinione personale. Magari l’altra persona è in realtà infelice! Anche perché il parlante lo sta solo pensando.

Queste sfumature, neanche tanto piccole, le può rendere solo il congiuntivo!

 

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